Mara Cassardo, counselor narrativo - percorso di counseling sull'identità professionale

Counselor Narrativo

Non riscrivere la tua storia: riconoscerla

C'è una parola che in Italia quasi nessuno usa per raccontare quello che faccio: counselor narrativo.

Non è un vezzo linguistico. È la parola più precisa che ho trovato per un lavoro che, altrove nel mondo, ha già un nome e una letteratura, mentre qui deve ancora essere spiegato ogni volta da capo. Quindi proviamo a farlo per bene, una volta sola, qui.

Il traguardo che non ha dato quello che doveva

Qualche anno prima di diventare counselor, sono diventata dirigente. Ci ho messo anni a costruire quel ruolo: risultati, squadre, riconoscimento. Poi, arrivata lì, mi sono accorta di una cosa che nessuno mi aveva preparata a vedere: quel traguardo non conteneva il valore che pensavo avrebbe contenuto. Ero riuscita, ma non mi ritrovavo per intero in quello che avevo costruito.

Non era la storia sbagliata. Era una storia che avevo smesso di leggere mentre la vivevo.

È da lì, non da un libro di testo, che nasce il modo in cui lavoro adesso.

Perché non "riscrivere", ma "riconoscere"

Nel mondo anglosassone il narrative coaching esiste da tempo come categoria riconosciuta. Buona parte di quella tradizione lavora su un'idea pervasiva e sfidante: re-author your story, riscrivi la tua storia, costruiscine una nuova che ti somigli di più.

Il mio metodo parte da un punto diverso. Non lavoro per aiutarti a scrivere una storia nuova verso un obiettivo.

Lavoro per aiutarti a rileggere quella che hai già vissuto, e a riconoscerti dentro le scelte che hai già fatto, anche quelle che oggi non ti spieghi più.

È la differenza tra Dorothy che attraversa Oz per tornare a una casa che deve ancora scoprire, e Dorothy che si accorge, solo alla fine, che le scarpette rosse avevano già il potere fin dall'inizio. Non serviva costruire un potere nuovo. Serviva riconoscere quello che c'era già, sotto il rumore del viaggio.

Savickas e Frankl, in due parole

Il mio approccio nasce dall'incontro tra due pensatori che raramente vengono messi insieme.

Mark Savickas, con la Career Construction Theory, ha dato un nome a qualcosa che si intuisce ma raramente si nomina: il Life Theme, il filo narrativo che attraversa le scelte di una persona anche quando sembrano scollegate tra loro. Il suo lavoro non chiede "cosa vuoi diventare", chiede "quale storia hai già raccontato di te, senza accorgertene, attraverso ogni scelta professionale che hai fatto finora".

Viktor Frankl, con la logoterapia, ha spostato la domanda dal fare al senso: non "cosa devo ancora ottenere", ma "cosa, di quello che vivo, ha davvero valore per me". Non è una domanda che si risolve con un nuovo obiettivo. È una domanda che si risolve guardando meglio quello che già c'è.

Messi insieme, danno un metodo che non punta al futuro come traguardo da costruire, ma al presente come storia da leggere fino in fondo.

Cosa succede, in concreto, in un percorso così

Un percorso di counseling sull'identità professionale non parte da "cosa dovresti cambiare". Parte da dove sei adesso, e da come ci sei arrivata.

Nelle sessioni, il lavoro somiglia più a uno sfogliare che a un costruire: si tolgono, uno alla volta, gli strati di ruolo, aspettativa, adattamento che si sono accumulati nel tempo, per arrivare a vedere cosa resta quando li togli tutti. Non è un percorso che promette una risposta al primo incontro, ma non è nemmeno un percorso lungo: bastano in genere meno di 10 sessioni per arrivare a vedere la propria storia con chiarezza diversa.

Non è terapia, e non è coaching orientato alla performance. È uno spazio in cui nominare quello che senti, con qualcuno che parla anche per esperienza personale.

Una storia, non un progetto

Non serve riscrivere la tua storia. Serve finalmente leggerla fino in fondo, non per uscirne con un nuovo CV, ma con un posto più chiaro in cui portare quello che sei già.

Forse la domanda non è semplicemente "chi voglio diventare", ma "chi sono già stata, in ogni scelta che ho fatto finora, anche in quelle che oggi non mi so spiegare", e come quella storia già scritta possa indicarmi dove andare per realizzare, finalmente, chi sono.

Se ti va di parlarne, il primo passo è un colloquio conoscitivo gratuito: non serve arrivarci con le idee chiare, serve solo la disponibilità a guardare la propria storia con qualcuno accanto.

Nel mio studio online, troverai uno spazio protetto dove la tua crisi non viene giudicata, ma accolta come l'inizio della tua prossima evoluzione.

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