Author Archives: Mara

  1. FUGGITE FATTUCCHIERE!

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    Oppure potrei esordire con un ‘scappate, scappate, le streghe son tornate’… paura?

    Direi proprio di no… sapore antico… ormai non spaventa più, vero?

    Vero?

    Però intuisco che non è proprio così per tutti… quando si parla di Tarocchi qualche naso si storce e qualche cambio pagina non riesce ad essere evitato… dai rimanete con me ancora qualche attimo!

    Forse è paura dell’ignoto, una paura che porta ad abbandonare certi temi un po’ scomodi e non troppo ‘apprezzati’ dai più. Forse è un paura indotta da anni di ‘terrorismo’ psicologico, forse ancora la semplice presenza di tanti truffatori che si approfittano delle persone non può far altro che spaventare.

    Allora non posso che partire dall’inizio e dalla necessità di smontare le false credenze che ci bloccano nel guardare quel che accade intorno a noi. Se una cosa ci spaventa è meglio affrontarla, no?

    Bisogna capire e conoscere per giudicare e così come per individuare chi agisce a fin di bene e chi invece è un venditore di false illusioni. Altrimenti o si rischia la dabbenaggine credulona oppure, all’opposto, la chiusura mentale verso ciò che è diverso.

    Purtroppo io non so leggere i tarocchi, mi affascina però chi li legge e in generale sono curiosa e mi piace indagare.

    E così ho avuto la possibilità di conoscere tante persone e scoprire che si legge tanto altro oltre ai Tarocchi: le rune ne sono un esempio… e addirittura i bastoncini di sambuco (ancor prima che venisse fabbricata la bacchetta di Silente…)

    Quindi partiamo dall’inizio…

    Innanzitutto possiamo tranquillamente affermare che i Tarocchi non siano carte comuni quanto invece siano da considerare come un ‘libro di figure’. E qui ai lettori di Tarocchi si rizzeranno i capelli in testa. Su, anche voi un po’ di pazienza.

    Ogni libro, come è noto, racconta una storia, ebbene anche i Tarocchi lo fanno. Ogni figura viene rappresentata per la sua essenza, con tanti particolari a corredo che servono per fissarne il significato. Ogni rappresentazione quindi ha di per sé un significato che modula le sue sfumature quando viene affiancata a un’altra. Tra l’altro figura dritta o figura capovolta assume significato diverso. Sembrerà incredibile, ma non possiamo fermarci qui perché a ogni carta degli Arcani Maggiori viene associata una lettera dell’alfabeto, una parola nella lingua ebraica, un numero e un colore. Lo sapevate?

    Perché dentro a ogni carta ci sono molti e molti significati.

    E così affiancando tante figure con significati nasce una storia, ma la cosa bella è che invertendo l’ordine delle figure cambia la storia che può essere raccontata. Quindi mi piace pensare ai Tarocchi come a un libro multidimensionale con combinazioni diverse e quindi ovviamente una potenzialità pazzesca.

    Allora immaginate chi deve raccontare queste storie: non esagero quando dico che dietro ai Tarocchi c’è un mondo nascosto e che bisogna studiare parecchio per scoprirlo davvero in tutti i suoi meandri!

    Pensare che non si sa neppure chi, quando o dove vennero creati… come peraltro è sconosciuto il significato della stessa parola Tarocco o la sua origine linguistica.

    Se ne parla nel quattordicesimo secolo, e si sa di per certo che proprio alla fine di questo secolo vennero banditi come gioco di carte.

    Fino al XVIII secolo, i Tarocchi vennero assimilati a un gioco d’azzardo, facendo passare inosservato il loro senso profondo, tanto che i disegni vennero trasformati e mutilati. Nel 1700 ci fu chi cercò di riportarli ai disegni originali, così da portare alla luce i simboli e i loro significati nascosti.

    Ed è così che i Tarocchi sono diventati un’opera alchimistica, cabalistica, astrologica e ogni società, ogni nucleo esoterico, ogni ramo della magia, ogni iniziato, ogni artista, ha provato la necessità di dipingere i veri Tarocchi… per farne emergere il significato più nascosto e riportare alla luce tutto quel che nel tempo era stato contraffatto.

    Da duecento anni, sono apparsi oltre settemila giochi nuovi! Centinaia di carte antiche sono state salvate dalle biblioteche nella speranza di ricuperare le Lame di origine!

    Quindi, trovandoci davanti a un conoscitore dei significati delle diverse carte, non pensate che sia affascinate ascoltare la storia che possono narrare a ognuno di noi?

    Io penso che siano anche uno strumento di autoconoscenza e consapevolezza… ovvio però che ognuno ha una visione diversa.

    Che ci si creda o meno, ammirazione per i conoscitori di quei tratti e dei loro colori: perché dietro a ogni simbolo si cela altro e si apre la porta dei significati antichi e della storia dell’umanità.

    Chapeu ai menestrelli dei Tarocchi che affascinano con le loro capacità!! Ai cantastorie che leggono e interpretano.

    Personalmente diffido dei divinatori, mi piace infatti pensare che nulla sia scritto e che tutto possa cambiare.

    La vita è fluida. La vita è magia. Piena di sfaccettature.

    Che i Tarocchi ci raccontino i loro segreti!

  2. QUANDO UNA ‘ESSE’ FA LA DIFFERENZA

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    Partendo dagli elementi semplici della nostra realtà sappiamo che la casa ha quattro mura e la cassa serve per trasportare la frutta, o che il leso è colui che è stato ferito mentre il lesso viene cotto in pentola ed è buono con la mostarda.

    Fin qui direi tutto semplice e stra-conosciuto. Forse non a tutti è però nota la differenza che c’è tra Essoterico ed EsotericoEcco, qui si entra un po’ più nel difficile!

    Si tratta di due parole non comuni che però tendono a rappresentare due lati della stessa medaglia perché entrambe sono legate alla spiritualità esercitata dall’uomo.

    Possono essere considerate uno sguardo diverso alle stesse cose. L’esterno (il visibile) e l’interno. Il quantitativo (molteplicità) e il qualitativo (sintesi). Il manifesto e l’occulto (il nascosto). Il superficiale (ciò che vedono tutti) e il profondo (ciò che può essere visto solo da un occhio allenato).

    Sostanzialmente è essoterico lo sguardo religioso o filosofico che osserva le cose in maniera aperta e divulgata al grande pubblica, invece è esoterico ciò che permette un accrescimento della conoscenza per guardare in modo diverso gli stessi elementi a cui guarda la visione essoterica. Andare oltre alla visione diffusa, più semplice e comprensibile. Trascendere per comprendere i significati nascosti.

    E così per poter accedere alle conoscenze nascoste serve un rito iniziatico. Un rito per annullarsi e aprirsi all’oltre, alla dottrina metafisica universale che fa penetrare nella conoscenza del mondo tramite la conoscenza dei simboli.

    Pensa te che ogni religione ha un lato Essoterico e un lato Esoterico. Dipende dall’approfondimento e dalla conoscenza che si ha e a cui si vuole spingere.

    Ad esempio nell’ebraismo c’è la Cabbala, nell’islamismo il Sufismo… e si tratta proprio del lato Esoterico di queste due religioni!

    L’idea di una natura viva e cosciente, della presenza di una serie di livelli cosmici intermedi tra l’uomo e Dio e conseguentemente di una serie di piani di coscienza tra quello più basso e dormiente come la materia inanimata ed il Divino rappresentano aspetti complessi che l’Esoterismo cerca di indagare.

    Quindi dire Esoterico non significa necessariamente riferirsi a qualcosa di negativo: semplicemente si intende come attraverso l’indagine, lo studio e l’elevazione spirituale si possa arrivare a comprendere ciò che è all’origine delle cose.

    Se da un lato si crede per Fede, dall’altro si tenta di fare un esperienza personale del Trascendente sancita dall’ Iniziazione.

    L’uomo comune sente solo quello che è immediato, ma l’iniziato ai Misteri è in grado di contemplare ciò che è visibile solo nel mondo spirituale.

    Di certo in occidente la maggior parte dei percorsi esoterici è di derivazione massonico-luciferina, questo ha portato ad avere una visone negativa del termine e di ciò che cela. Diverso approccio si ha in Oriente, e comunque si aveva in generale nell’antichità.

    Spero di aver fatto un po’ di chiarezza sul tema e magari aver instillato il giusto dubbio perché ogni mente aperta possa indagare e farsene un’idea propria. Una esse fa la differenza non solo tra la resa dell’esercito e la ressa al supermercato, ma anche tra ciò che è forma facilmente comprensibile e sostanza più difficilmente indagabile.

  3. EROE, DONZELLE e DRAGHI…NON È UNA FAVOLA, MA LA NOSTRA VITA!

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    Penserete che sono impazzita… ne sono certa!
    Seriamente voglio parlarvi di personaggi che sembrano arrivare direttamente dal fantasy?
    Ma se vi convincessi che sono sostanzialmente una metafora? E che ‘solleticandoli’ in maniera opportuna magari potrebbero aiutarci a stare meglio?
    Ecco dai… se la mettessi in questi termini forse mi ascoltereste. No??
    Perché l’Eroe è ognuno di noi e tramite ogni viaggio possiamo riuscire a evolvere e a raggiungere nuove consapevolezze. Questo è il motivo!
    Il Viaggio dell’Eroe è un’esemplificazione di quel che accade davvero nella nostra vita. Tutti i giorni. Quindi vederne le fasi, ascoltarne le motivazioni e comprenderne le dinamiche è un modo per ritrovare se stessi nella propria essenza, un modo per crescere ed evolvere.
    Ecco ci siamo: il Viaggio serve per raggiungere il proprio vero Sé, quello con la lettera maiuscola. Un modo per raggiungere l’Autorealizzazione, l’Individuazione e l’Illuminazione. In senso generale per raggiungere l’Autenticità! Perché un viaggio dopo l’altro, partiamo, ci arricchiamo e ritorniamo accresciuti per guidare il nostro Regno.
    Adesso credete che l’Eroe sia un personaggio importante? Aspettate ad ascoltare il resto… facendo ordine e volendo abbracciare tutti i protagonisti del Viaggio!
    Metaforicamente l’EROE per raggiungere il TESORO (vero sé) deve uccidere il DRAGO (la propria ombra), liberare la FANCIULLA (unione del maschile e del femminile per raggiungere la completezza e superare la divisione), recuperando quindi i propri talenti e la consapevolezza delle proprie capacità, del proprio potere. Tutto ciò serve per salvaguardare e far evolvere il REGNO che in fondo non è null’altro se non la nostra vita.
    Ecco… l’ho detto!
    Traslando quindi in concretezza, il Viaggio dell’Eroe con tutte le sue avventure, i puoi protagonisti, i dolori e le conquiste rappresenta l’intero percorso che ognuno di noi fa nella propria vita andando ad attraversare le varie fasi della vita stessa: dall’infanzia alla vecchiaia.
    Nello stesso tempo però, volendolo guardare più nel piccolo, è anche ogni singolo viaggio che decidiamo di intraprendere per superare situazioni di stallo, evolvere. Diciamo poi che spesso è una situazione traumatica a farci smuovere e a farci partire: le ferite sono parte della condizione umana e in gran parte è grazie ad esse che affrontiamo i nostri viaggi.
    Visto così anche il dolore assume una connotazione diversa. Tutto diventa funzionale. Arricchente.
    Ma com’è fatto questo viaggio?
    Se lo vogliamo ‘tagliare a fette’ per analizzarlo un po’ meglio diciamo che è suddiviso in tre fasi:
    o La Preparazione: è il momento in cui siamo mossi dalla sfida
    o Il Viaggio vero e proprio: è il momento in cui i mettiamo alla prova e decidiamo di lasciare le sicurezze raggiunte per raggiungere nuovi obiettivi
    o Il Ritorno: è il momento in cui portiamo nel nostro regno gli insegnamenti appresi durante il viaggio così da arricchirlo e renderlo migliore
    Tralascio ovviamente il fatto che il contributo che ognuno porta con la sua evoluzione va a beneficio dell’anima collettiva… dal piccolo al grande in un continuo e collettivo movimento a spirale.
    Quindi tutto questo cosa c’entra con Arcana Permutatio?
    Be’ direi che vi ho dato un po’ di elementi e non posso nasconderlo oltre: in Arcana la storia procede proprio lungo un Viaggio dell’Eroe… Roberta deve affrontare il suo Drago per potersi trasformare e arricchire, ma per farlo deve accettare una sfida, o decidere di non accettarla… non posso spoilerare!
    Ma andiamo oltre… perché nel viaggio si è accompagnati e sostenuti da guide interiori: gli archetipi.
    Gli Archetipi sono al tempo stesso delle guide e degli stadi nel viaggio; ci offrono una lezione da imparare e un dono con cui arricchire la nostra esistenza. Ognuno di noi ha sviluppato nel tempo delle caratteristiche e quindi ha degli Archetipi dominanti. Ciò dipende anche dalla fase della propria vita, dalle esperienze vissute dal contesto culturale ed esperienziale.
    Ogni Archetipo rappresenta delle caratteristiche specifiche e fornisce delle immagini dell’Eroe nel suo percorso di evoluzione. A ogni viaggio vengono svelate/raggiunte sfaccettature diverse di ogni singolo archetipo anche se l’eroe li possiede comunque già tutti anche se a livelli di maturità differente.
    Ogni Archetipo ci può aiutare ad affrontare un Drago, una paura.
    Ogni singolo viaggio potenzia ed evolve. Sviluppa e fa crescere.
    Attraversare tutti gli archetipi nel viaggio e integrarli nella nostra vista significa eliminare i Draghi e quindi essere autenticamente liberi.
    E in tutto ciò cosa c’entrano i Tarocchi?
    I Tarocchi sono essi stessi degli Archetipi. Una rappresentazione antica fatta di simboli e immagini per illustrare il fluire della nostra vita. Si tratta però di una rappresentazione riservata a pochi. Basata su un’Iniziazione… come tutte le conoscenze esoteriche!
    Studiare i Tarocchi oggi può essere un gioco psicologico che permette di avere immagini simboliche e traducibili dell’inconscio, per prendere decisioni consapevoli, per fare chiarezza nella mente, per far emergere dal profondo le motivazioni di un pensiero o di un comportamento, per conoscere se stessi.
    Ecco il collegamento!
    Anche perché in Arcana Permutatio i Tarocchi sono davvero protagonisti, in maniera assolutamente leggera permeano l’avventura di Roberta… fino alla fine!
    Il senso generale del tutto è la possibilità di tendere verso l’infinito, è l’uscire dai confini della mera razionalità sapendo riconoscere il potere dell’intuizione e la conoscenza racchiusa nell’inconscio. Accettare l’evoluzione per rendere conscio e l’inconscio, per non avere paura, per raggiungere l’equilibrio!
    Che ne dite?
    Se volete approfondire vi suggerisco un’interessante lettura:
    Risvegliare l’eroe dentro di noi. Dodici archetipi per trovare noi stessi (Carol S. Pearson)
  4. L’IMPERATRICE

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    L’aveva vista arrivare. Con lo sguardo che si allargava libero tra le chincaglierie e le stoffe colorate di quella fiera notturna.
    Era molto carina e semplice con il volto pieno di lentiggini e i capelli fissati da quella molletta a forma di fiore. Gli occhi erano segnati dal trucco un po’ sbavato per la serata trascorsa: doveva essersi divertita.
    Sorrise tra sé. Alla sua bellezza. Alla sua giovinezza. Alla sua semplicità.
    E le mani non stavano ferme, continuavano incessanti a mescolare il mazzo di tarocchi. Un movimento lento. Mentre gli occhi non smettevano di fissare quella ragazza apparentemente persa nella notte. Inebriata di musica. Piena di vita. Purtroppo senza saperlo.
    Lei, invece, lo sapeva. Glielo avevano detto le carte quando le aveva interrogate.
    Come sapeva che sarebbe riuscita a farla sedere lì di fronte a lei.
    Perché le doveva dire quello che era. Quello che lei già aveva visto.
    Ma soprattutto le doveva consegnare quel che da un po’ custodiva.
    Questa volta aveva la sensazione che lei fosse la persona giusta. Non solamente perché glielo avevano detto o perché quella poteva essere una possibilità. Lei sentiva che era così. Ma solo dopo averle fatto le carte ne sarebbe potuta essere certa.
    E anche allora lei avrebbe potuto scegliere di non vivere quello che era destinata a essere.
    In quel caso non avrebbe potuto fare nulla.
    Tutti avrebbero dovuto accettare
    Il libero arbitrio avrebbe avuto comunque e sempre l’ultima parola.

  5. Ma il menestrello faceva storytelling?

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    No, su, non scherziamo: anche il menestrello con lo storytelling? E a cosa gli serviva? Per la ‘Content Preparation’?
    E già perché ormai lo storytelling è sulla bocca di tutti… gocce di storytelling su di noi (ricorda un po’ una pubblicità…)!
    Sembra che non esista più nulla senza… pubblicità, digital marketing…
    Anche in ufficio per convincere i clienti, o a casa per riuscire a tenere a bada i figli (ve lo assicuro, funziona!).
    Ditemi una cosa sola in cui i suoi principi non possano essere applicati in maniera efficace (sono accettati solo esempi di contesto J).
    Credetemi, non è una burla lo penso davvero! Come scrittrice non potrei mai scherzare su qualcosa del genere. Ma non perché sia stato inventato adesso: c’è sempre stato. Forse adesso è stato vestito bene, tradotto ovviamente in inglese (fa sempre più fico!) e proposto come elemento differenziante.
    Ma se si doveva passare da qui per far riconoscere la sua importanza, be’ direi che possiamo accettarlo!
    W le storie e la capacità di raccontarle (attenzione perché qui è nascosto un messaggio subliminale!)
    È fondamentale non solo COSA si racconta, ma anche COME lo si fa.
    Però dobbiamo fare qualche passo indietro, magari fino alla sua definizione; e quindi non resta altro che ‘sfogliare’ Wikipedia e partire:
    ‘Lo Storytelling è l’arte del raccontare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva, specialmente in ambito politico, economico ed azienda’
    Specialmente… ascoltate bene… quindi: non solo. E allora avevo ragione in quel che dicevo poco fa. L’arte di saper raccontare storie, facendole aleggiare tra gli ascoltatori così che possano sentirsene avvolti, la capacità di creare l’atmosfera giusta genera di certo coinvolgimento. Eccoci al punto!
    Le storie ci hanno affascinato fin da quando eravamo bambini. Nelle storie si possono celare messaggi, buoni o cattivi che essi siano, tramite le storie ci restano più facilmente attaccati. Così le accogliamo e le facciamo nostre.
    E allora per l’appuntamento di oggi poteva mancare uno straordinario protagonista? Assolutamente no!!!! Quindi ve ne presento uno fantasticamente straordinario.
    Ho sempre trovato affascinanti i suoi racconti. Fantasia, teatralità, capacità di concentrare su di sé l’attenzione del pubblico… vi possono bastare come introduzione?
    Adesso però taccio e lascio parlare lui. Benvenuto a Stefano Cavanna: l’Incantastorie.
    Ben trovati a tutti voi.
    Caro, innanzitutto cos’è un Incantastorie e cosa sono per te le storie?
    Il termine nasce perché dovevo descrivere rapidamente la mia attività (il famoso “discorso da ascensore”) e visto che l’arte che pratico è quella di raccontare storie attraverso gli incanti della magia, ecco che è nato il nome, con un piccolo calembour, in omaggio all’amore che nutro per le parole. Venendo al secondo punto, cito Richard Adams, nel suo “La Collina dei Conigli”, che fa parte della triade dei miei romanzi preferiti: In una conigliera, più storie che cunicoli. Un coniglio non può rifiutarsi di raccontare una storia, più di quanto un irlandese possa rifiutare una scazzottata. Chiedendo scusa agli irlandesi, tuttavia credo che riassuma al meglio il mio modo di essere. Le storie hanno da sempre esercitato un fascino particolare su di noi, al punto da utilizzarle come sistema attraverso cui educare i nostri figli (ogni fiaba, favola o leggenda ha un significato particolare, nemmeno troppo nascosto che, secondo Bettleheim, i bambini recepiscono immediatamente), dunque non esagero nel dire che esse sono la malta che tiene insieme i mattoni della nostra vita.
    Cos’è per te lo storytelling e come permea la tua vita? Per come ti conosco mi sembra che sia avviluppato saldamente…
    Se non avessi nulla da raccontare, non avrebbe senso vivere. Non si fraintenda, non è una frase fatta o scontata da post glitterato su facebook; è la pura verità: nel momento in cui non avessimo più nulla da raccontare, saremmo finiti come esseri umani, perché significherebbe che non reputiamo interessante nemmeno la nostra stessa vita e, come dice James Matthew Barrie nel suo romanzo sul bimbo che non voleva crescere, vivere è l’avventura più grande.
    Visto che le storie ci sono sempre state, perché lo storytelling sembra essere sbocciato in questi anni?
    Perché abbiamo scoperto l’inglese. Vuoi mettere quanta differenza passa fra “insegnare ai dipendenti a raccontare storie” e “formarli sullo storytelling”? Al di là della battuta, penso che sia perché ci si è resi conto che la gente ha disimparato a comunicare. Si parla solo per brevi frasi (ora su whatsapp puoi addirittura mandare simboli che spiegano quel che vuoi dire, tipo pittura rupestre del nuovo millennio) e la rapidità di comunicazione ha reso l’uso della parola scritta o detta, banale, ridotto a conversazioni di servizio per organizzare qualcosa in cui o non si riesce a parlare per via della musica, o ci si preoccupa di più di scattare foto per immortalare il momento. Memoria e Pensiero, i due corvi che stavano appollaiati sulla spalla di Odino, sembrano aver abbandonato questi lidi. Tuttavia ne sentiamo, nemmeno troppo inconsciamente, la mancanza e dunque rimaniamo incantati quando qualcuno con buone capacità comunicative si rivolge a noi. Di fatto, insegnare storytelling, non è altro che aiutare la gente a ritrovare conoscenze che col tempo ha perduto, come i pensieri felici della storia di cui prima, quelli che fanno volare.
    Perché le storie parlano al nostro inconscio? Parla forse un linguaggio diverso dal nostro?
    No, semplicemente ha mantenuto l’aspetto animale dell’uomo, dunque usa un modo di comunicare più semplice e istintivo. Proprio per questo, è molto più potente della razionalità e noi lo sappiamo, l’abbiamo capito. Non ho usato a caso quest’ultima parola, perché voglio mostrare questo paradosso: noi creiamo le storie, cioè facciamo un lavoro razionale di costruzione della trama, dei personaggi, del messaggio che si vuole trasmettere, ecc., ma lo facciamo per poter parlare al nostro inconscio. Cioè, usiamo la razionalità per comunicare con l’irrazionale. Che sublime capolavoro l’uomo, non è vero?
    Ho un po’ scherzato con il titolo, ma te lo chiedo per davvero, i menestrelli facevano già storytelling?
    Secondo alcune fonti, “Menestrello” ha in sé la radice “Ministerium”, dunque si trattava di persone alle dipendenze di qualcuno, che dunque non potevano parlare liberamente, come invece potevano fare i trovatori o ancor più i giullari e i buffoni di corte. Se usati bene, i cantastorie pagati da qualcuno influente per divulgare determinate cose, potevano distruggere la carriera di un nobile o la sua reputazione. Esattamente quello che oggi succede sui social, solo che lì le bufale non venivano vagliate – posto che oggi si riesca a farlo in modo efficace – e si prendeva per vero tutto. Pensate alla sorte delle streghe. Quando si parla di mezzi di persuasione, si pensa sempre all’aspetto negativo, ma venivano usati soprattutto per quello positivo – secondo me per evitarsi guerre che nei tempi antichi erano all’ordine del giorno. Fin dai tempi dei romani, le famiglie nobili dovevano vantare discendenze divine o fatate. Qualche abile storyteller dell’epoca riadattò la vicenda di Melusina per giustificare la nascita della stirpe dei Lusignano ed ecco pronta una famiglia che discende niente meno che da una fata. Dunque, sperando di non incorrere nell’ira dei medievalisti: sì, i menestrelli facevano storytelling.
    Adesso però tutto d’un fiato ci devi dire tutte le cose che fai. Trova una maniera artistica per raccontarcele
    Un vagabondo mancino e con i capelli rossi si avvicina alle porte di una città, chiedendo di poter entrare. “In che cosa sei esperto?” chiede il guardiano “Sappi che chi è senz’arte non può entrare.” “Sono un attore. Mettimi alla prova.” “Noi non ti vogliamo, abbiamo già i nostri attori.” “Ma sono anche scrittore.” “Abbiamo già uno scrittore.” “Sono narratore di racconti.” “Questo non ci interessa, abbiamo già un narratore di racconti.” “Sono anche mago.” “Abbiamo maghi a volontà.” “Mettimi alla prova: sono un flautista e suonatore di chitarra.” “Niente da fare, abbiamo già un musicista.” Allora l’uomo disse al guardiano: “Vai a chiedere al re se egli ha un uomo capace di fare tutte queste cose insieme e, se ce l’ha, io non chiederò di entrare.”
    Tutte le volte che guardo la tua pagina vedo fantastiche nuove ‘follie’, ho come l’impressione che tu sia sempre in movimento. Mi piace seguirti!
    Perché allora non lo fate anche voi? Andate a sbirciare il profilo di Stefano… ma attenzione! Potrebbe capitarvi di rimanere avvolti dalle spire delle sue storie.
    Buono storytelling a tutti!