Scrivere un Curriculum… una poesia

Mi sono imbattuta nella poesia ‘Scrivere un Curriculum’ ieri durante il corso di #StoryCounseling di @Filippo Losito. Una bellissima giornata guidata da Eric Minetto in cui la protagonista principale è stata la Sintesi Creativa. Ammetto, non pensavo che si potesse scrivere una poesia su un curriculum, invece, credetemi, è illuminante: nella sua semplice verità dice tanto.

 

SCRIVERE UN CURRICULUM

Cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,

e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto

il curriculum dovrebbe essere breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi

e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,

e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.

I viaggi solo se all’estero.

L’appartenenza a un che, ma senza perché.

Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso

e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,

cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore

e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va

colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.

È la sua forma che conta, non ciò che sente.

Cosa si sente?

Il fragore delle macchine che tritano la carta.

(Wislawa Szymborska)

 

Se da un lato la sintesi è fondamentale per riassumere il nostro percorso professionale, quanto questa sintesi riesce effettivamente ad esprimere chi siamo?

Dietro a ogni riga del nostro amato CV si cela un’immensità di esperienza che è difficile esprimere in una sola frase. Non parliamo poi quando si ‘cresce’ e le esperienze di moltiplicano considerando la raccomandazione di non andare oltre le 3 pagine.

E allora diventa un’operazione di cesello, in cui si passa da una descrizione all’uso di parole chiave, la specifica di tecnologie, fatturati, volumi. E da queste parole si vorrebbe poter esprimere quanto si sia imparato, faticato e perché no, anche sbagliato. Sbagliare non è una vergogna, come non lo è il fallimento. Perché in fondo è dalle ferite e dagli errori che impariamo ancor di più e il nostro bagaglio diventa più ricco.

Arriva anche un momento in cui si decide di eliminare completamente delle parti perché ormai obsolete. E allora non si agisce con il cesello, ma si va di sciabola. Talvolta lo trovo meno doloroso.

Oppure si iniziano a ‘moltiplicare’ le versioni per riuscire a dare risalto alle diverse esperienze a seconda della posizione a cui si risponde.

Personalmente ho trovato la mia via di sintesi: un bel executive summary in cui estrapolo creativamente quel che mi contraddistingue.

Ma sono ovviamente tutti escamotage, che non rivelano davvero quel che c’è oltre. Quel che noi per primi non dobbiamo dimenticare. Perché è l’esperienza che ci ha modellato e fatto diventare chi siamo. E se non può essere scritto in maniera diversa, be’ forse diversamente può essere raccontato.

E qui si entra in un bellissimo percorso di career counseling narrativo… ma è un’altra storia che vi racconterò!

 

Mara W. Cassardo - Counselor

+39 3473443223

mwc@maracassardo.it

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