E tu, come ti parli?

La parole che usiamo sono importanti. Questo è il punto di partenza da cui scaturisce la domanda: come ti parli?

Ne abbiamo parlato lunedì scorso con i partecipanti dell’appuntamento Counseling 4 You su #Clubhouse.

Fin da piccoli ci hanno insegnato come rivolgerci agli altri, cosa si può dire e cosa è meglio evitare.

Noi per primi modelliamo il nostro linguaggio a seconda del contesto in cui ci troviamo, perché non solo scegliere le parole giuste ma anche utilizzare un modo appropriato per farlo può influire sul nostro ‘esterno’.

Proviamo a focalizzare come ci esprimiamo nei diversi contesti e come spesso l’utilizzo di parole ‘sbagliate’ può ferire il nostro interlocutore oppure influire sul risultato nella nostra comunicazione.

Credo di non dire nulla di nuovo, in fondo. Tant’è che spesso ci si ritrova anche a ripensare a situazioni ipotizzando come avremmo potuto esprimerci diversamente, a dolerci per essere stati troppo irruenti perché magari la nostra energia non è stata compresa come tale ed è stata invece vista come un attacco, come mancanza di sensibilità. Perché le parole rendono concreta la realtà.

E se le parole sono così importanti per coltivare le relazioni con le persone che stanno intorno a noi, che condividono con noi pezzi di vita, strade o sentieri, la maggior parte delle volte ci dimentichiamo della persona più importante. Quella con cui ci accompagniamo per la nostra intera esistenza.

Sto parlando di noi stessi.

Eh sì, perché quando ci parliamo non sempre siamo così attenti o pacati. La maggior parte delle volte ci andiamo giù pesanti non facendo attenzione alle conseguenze che questo può causare. E per essere precisa non mi riferisco solo alle parole dette, ma anche a quelle pensate. Quelle che utilizziamo per giudicare noi stessi, le nostre scelte, le situazioni che stiamo vivendo.

Ma se le parole rendono concreta la realtà, questo significa che possono rendere catastrofico quel che è magari solo un fastidio passeggero, totalizzante ciò che invece è solo sfumatura o anche creare costrizioni che incatenano, caricano di responsabilità e di senso di colpa.

Insomma, le parole sono in grado di modellare il nostro pensiero, influenzando il ragionamento.

Ma proviamo a girare il punto di vista, immaginiamo di rivolgerci parole più gentili, di formulare pensieri meno assolutistici, di riconoscere la realtà accettandola come tale senza apporre un’etichetta.

Credi che potrebbe essere diverso il percepito?

Questo non significa dirci ‘bravo’ quando si è sbagliato, ma magari utilizzare clemenza, guardare la circostanza nel suo insieme, comprendere davvero e non abbatterci, ma cercare la via per rimediare se necessario.

Dirsi ‘ho sbagliato’ non è un peccato, come non lo è riconoscere che una certa cosa non è stata fatta al meglio, ma darsi dell’incapace… be’ questa un’altra storia.

Perché continuare a ripetersi di non essere in grado, di essere stupidi, di non essere all’altezza, alla fine ci fa credere di essere davvero così.

E aggiungerò di più anche il ripetersi ‘non sono incapace’, ‘non sono stupido’, ‘non sono all’altezza’, è un modo scorretto perché ci fa deviare dalla via.

Perché?

Be’ voglio proporti un gioco. Se ti dico ‘non pensare all’elefante rosa’ a cosa pensi?

Eh sì, non negarlo, proprio l’elefante rosa è la prima cosa che ti viene in mente. Sbaglio?

Quindi adesso credo sia più chiaro il perché dirsi ‘non sono inadeguato’ forse non è la via giusta per parlarsi. Meglio trasformare la frase magari in un ‘devo impegnarmi per essere più adeguato’

Fino a questo momento abbiamo visto come l’effetto negativo che le parole hanno sull’esterno possono averlo analogamente sull’interno creando una percezione di sé negativa e quindi controproducente nelle cose che facciamo. Perché plasmiamo il nostro punto di vista.

Il tema però può essere esteso considerando come la percezione che abbiamo di noi stessi viene poi riverberata all’esterno. E questo succedere su due vie.

In primis, succede che avendo plasmato il nostro punto di vista ascoltando parole non obiettive e poco lusinghiere, l’interpretazione che diamo a quel che accade intorno a noi viene automaticamente filtrata da questo ‘paio di occhiali’ poco positivo.

Altra conseguenza è l’aura di cui ci circondiamo perché una cattiva considerazione di sé è quel che trasmettiamo anche intorno a noi influenzando il pensiero che hanno gli altri su di noi.

Quindi, proviamo a collegare tutti i puntini che ho lasciato lungo il percorso di questo articolo e con cui abbiamo lavorato durante la room.

È giusto mettere cura nel dialogo con gli altri ma è importante farlo analogamente con quello che utilizziamo con noi stessi, perché le parole che ci diciamo influenzano i nostri pensieri, il nostro punto di vista. Di conseguenza questo effetto determina come interpretiamo il mondo e allo stesso tempo come veniamo percepiti dal mondo che ci circonda.

E tutto questo è un assaggio del potere delle parole.

Ti aspetto domani, lunedì 21/6 alle 21.30 su #ClubHouse insieme a Eleonora Greco.

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Mara W. Cassardo - Counselor

+39 3473443223

mwc@maracassardo.it

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