Open post piccolo nell'universo

Piccolo nell’immensa grandezza

Mentre sbucava dai sotterranei, sentiva che la rabbia non riusciva del tutto a scemare.

Quegli intrusi non si sarebbero dovuti trovare lì. Aveva organizzato perché tutto fosse perfetto. Perché Apollonio potesse agire indisturbato. E loro avevano rovinato tutto.

Li avrebbe fatti arrestare volentieri dalle guardie. Se li sarebbe tolti dai piedi. Se fosse dipeso da lui. Sì, lo avrebbe fatto. Senza alcun dubbio.

Ma lo sguardo che gli aveva rivolto il suo Maestro aveva parlato più di ogni spiegazione. Quegli occhi, che tanto avevano visto e molto vedevano oltre, lo avevano fatto desistere.

Alzò lo sguardo verso il cielo puntinato di stelle lucenti e inalò a pieni polmoni l’estate notturna.

Fermo. Piccolo. Avvolto nell’infinito.

E in fondo non sapeva se era più arrabbiato per quei due o perché semplicemente non aveva colto… e non aveva le capacità per farlo.

Si doveva arrendere e accettare. Che non poteva essere lui, che non sarebbe mai diventato il Maestro. Che essere Damis, avere l’onore di accompagnare Apollonio e assorbire quello che lui trasmetteva era comunque molto.

Aveva accettato di seguire il sole. E ora non poteva lamentarsi di essere diventato la sua luna. Perché anche solo in questo c’era grandezza.

Molti al suo posto avevano desistito. Molti non erano riusciti ad andare oltre a qualche settimana di opalescenza per poi ritornare nel loro buio.

Invece lui c’era e c’era stato per anni. Doveva essere abbastanza.

Chissà per quanti anni ancora lo avrebbe accompagnato. Se avesse saputo rimanere umile. Al suo posto. Accettando quel che poteva ricevere. Quel che poteva assorbire.

Facendosi tramite dell’immenso che sentiva intorno a lui.

Talvolta troppo pervasivo per capirlo o accoglierlo interamente.

Ma c’era. E poteva essere uno specchio per quella saggezza. Per chi non aveva la fortuna di stare accanto ad Apollonio tutti i giorni. Per chi non era al suo posto.

Doveva essere.

Come una luna che nella sua semplicità illumina a sua volta il cammino.

Al solitario viandante.

XII - L'Appeso

Sosta, meditazione, dono di se stessi.

[…] indica uno stato di accumulo, come la Papessa, si è allontanato dal mondo degli umani cui viene unito soltanto dalla corda che lo lega a una traversa. L’Appeso obbedisce all’attrazione verso il basso (verso la propria fonte originaria), verso gli abissi dell’inconscio.

Alejandro Jodorowsky

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Open post solitudine e dolore

Solitudine, inevitabile dolore

Roberta era nell’altra stanza.

Confusa.

In un corpo non suo.

Sola.

Perché era necessario di sentisse così. Doveva ritornare su di sé. Prendere consapevolezza di chi realmente fosse. Dentro, oltre a ogni sviante apparenza. Roberta era Roberta. Al di là di quelle bellissime lentiggini. Del suo sorriso genuino o del suo sguardo che cercava la sfida. Roberta era molto di più questo. Ma non se ne rendeva conto.

Lui sapeva quanto fosse fantastica. Quanto la sua anima potesse essere potente. Lui sapeva. Lui aveva già visto.

E non poteva essere buono o comprensivo per farla svegliare. Non sarebbe servito. La condiscendenza non avrebbe portato da nessuna parte.

Emanuele non era certo che la strategia che stava adottando avrebbe portato il risultato atteso. Ma aveva deciso di mettersi in gioco. Con tutto quello che poteva.

Scosse la testa sfogliando distrattamente un libro nella biblioteca della casa.

Sarebbe stato doloroso.

Per lui per primo. Perché era buio assoluto sugli strascichi che il suo comportamento si sarebbe portato dietro. E questo lo lacerava. Perché non voleva perderla.

Ma era necessario in quel viaggio.

Forse a tempo debito Roberta avrebbe capito.

Ma solo se effettivamente fosse riuscita a prendere consapevolezza di sé.

Chiuse gli occhi stanchi e si massaggiò le palpebre.

Era ora di riposare.

Il giorno successivo sarebbe stato risolutivo.

 

XI - La Forza

Inizio creativo, nuova energia.

La Forza è quella che apre la strada alle energie inconsce. […] Il messaggio de La Forza è chiarissimo: il lavoro della coscienza passa innanzitutto attraverso il rapporto con le forse istintive.

Alejandro Jodorowsky

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Ingannevole apparenza

Seduta su quel letto duro lasciava vagare lo sguardo di fronte a sé. Verso il cielo puntinato di stelle. Lucenti. Invasive. Quasi soffocanti.

Una luce strana.

Immaginava che ridessero di lei. Donna in un corpo di uomo. Fragile e allo stesso tempo nerboruta. Lontana in un viaggio che era solo nella sua mente. Oppure no?

Quanto tempo era davvero passato da quando aveva lasciato il XXI secolo per trovarsi lì nel I dopo Cristo?

Se ci pensava tutto era impossibile. Tutto il contrario di tutto.

Chi era amico era diventato scostante. E lei adesso era sola. O solo?

Si guardò le mani. Enormi in quel buio naturale. Aveva spento tutto. Ma le stelle continuavano a dirle la verità. A mostrarle la verità. Non era più una ragazza, ma un uomo.

Sfilò i calzari e lanciò la tunica lontano.

Se avesse continuato a pensare sarebbe impazzita.

E se fosse andata da Emanuele?

No… impossibile.

Dal tono con cui l’aveva liquidata lasciandola ai servitori non sembrava che potessero esserci alternative a rimanere lì e aspettare che la notte passasse.

Che la luce si sostituisse al buio.

Che il movimento e la ricerca potessero continuare.

Chiuse gli occhi. Si coricò.

Mentre una lacrima straripava sulla guancia e le dimostrava quanto fosse vulnerabile.

Ma la sera spesso vela le reali dimensioni della verità. E bisogna aspettare il giorno per poter riprendere la propria strada. Lo sapeva.

E allora non c’era alternativa.

Strinse i pugni e si avvolse nella coperta ruvida.

Il giorno sarebbe di nuovo arrivato e a quel punto avrebbe capito.

Emanuele le avrebbe spiegato.

Glielo doveva.

 

X - La Ruota della Fortuna

Principio, metà o fine di un ciclo.

[…] La Ruota della Fortuna è chiaramente orientata verso la chiusura del passato e l’attesa del futuro. Il messaggio potrebbe essere che la realtà, sotto un’apparenza solida, è in perenne mutamento come le onde del mare.

Alejandro Jodorowsky

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Non essere protagonisti

Il gatto si strusciava insistente contro alle sue gambe.

Lo scostò in maniera brusca con il lato della scarpa, mentre un miagolio di dissenso non mancò di farsi sentire da sotto al tavolo.

«Taci Myou, che oggi hai già fatto abbastanza danni.»

Un miagolio, netto. Sembrava non essere d’accordo. Si sporse e puntò gli occhi sul felino grigio che lo fissava impertinente.

«Su cosa non saresti d’accordo? Sul fatto che devi tacere o che hai già fatto danni a sufficienza?»

Lo fissava.

«Certo che ho incontrato Roberta grazie a te… ma hai visto come è finito il nostro caffè?!?»

Myou si era seduta e non lo mollava.

«Insomma, cos’hai da guardare?» si sentiva inquisito da quegli occhi azzurri, «lo so che mesi fa sono andato via io e l’ho lasciata qui. Ho fatto le mie scelte.» pausa, «Ma l’ultima volta che l’ho vista, tra un vaffa e l’altro mi aveva lasciato intendere che mi avrebbe aspettato.»

Un miagolare soffuso.

«Dici che me lo sono immaginato?» distolse lo sguardo dal gatto e lo portò sulla tazzina che teneva tra le mani, «Eppure a me sembrava così.»

Dentro di sé lo sapeva che si stava raccontando una barzelletta. Doveva essere stata una sua interpretazione della realtà.

Eppure non era possibile.

Perché Roberta per lui c’era sempre stata.

Quindi quello del pomeriggio era stato solo un battibecco.

Uno di quelli con cui avevano portato avanti la loro storia.

Ecco! Un’illuminazione. Allora doveva interpretarlo proprio così. Era un segno che nulla era finito.

«Vai via gattaccio. Quante volte te lo devo ancora dire?»

Si alzò e lavò la tazzina sotto un getto di acqua tiepida.

Il campanello. Improvviso lo scosse dai suoi pensieri.

 

VIIII - L'Eremita

Crisi, transito, saggezza.

L’Eremita abbandona l’Arcano VIII camminando di spalle verso la fine del primo ciclo decimale e l’inizio di un nuovo ciclo.

Allontanandosi dall’VIII esce da uno stato di perfezione insuperabile che potrebbe condurlo alla morte. Non lo supera, lo abbandona ed entra in crisi.

Alejandro Jodorowsky

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