Open post

Riflessione… con il gatto!

Il gatto si strusciava insistente contro alle sue gambe.

Lo scostò in maniera brusca con il lato della scarpa, mentre un miagolio di dissenso non mancò di farsi sentire da sotto al tavolo.

«Taci Myou, che oggi hai già fatto abbastanza danni.»

Un miagolio, netto. Sembrava non essere d’accordo. Si sporse e puntò gli occhi sul felino grigio che lo fissava impertinente.

«Su cosa non saresti d’accordo? Sul fatto che devi tacere o che hai già fatto danni a sufficienza?»

Lo fissava.

«Certo che ho incontrato Roberta grazie a te… ma hai visto come è finito il nostro caffè?!?»

Myou si era seduta e non lo mollava.

«Insomma, cos’hai da guardare?» si sentiva inquisito da quegli occhi azzurri, «lo so che mesi fa sono andato via io e l’ho lasciata qui. Ho fatto le mie scelte.» pausa, «Ma l’ultima volta che l’ho vista, tra un vaffa e l’altro mi aveva lasciato intendere che mi avrebbe aspettato.»

Un miagolare soffuso.

«Dici che me lo sono immaginato?» distolse lo sguardo dal gatto e lo portò sulla tazzina che teneva tra le mani, «Eppure a me sembrava così.»

Dentro di sé lo sapeva che si stava raccontando una barzelletta. Doveva essere stata una sua interpretazione della realtà.

Eppure non era possibile.

Perché Roberta per lui c’era sempre stata.

Quindi quello del pomeriggio era stato solo un battibecco.

Uno di quelli con cui avevano portato avanti la loro storia.

Ecco! Un’illuminazione. Allora doveva interpretarlo proprio così. Era un segno che nulla era finito.

«Vai via gattaccio. Quante volte te lo devo ancora dire?»

Si alzò e lavò la tazzina sotto un getto di acqua tiepida.

Il campanello. Improvviso lo scosse dai suoi pensieri.

 

VIII - La Giustizia

Equilibrio, perfezione.

Simbolo della compiutezza. La Giustizia, con la sua bilancia, riequilibra la nostra vita.

Alejandro Jodorowsky

Condividi su:
Open post

Incontro con il passato

Amedeo camminava lungo il Po osservando le acque dense del suo fiume.

Non era tornato da molto a Torino.

Non lo voleva ammettere, ma gli era mancata la sua città. Il cielo azzurro che ogni tanto si incupiva di grigio. Le colline verdi che d’autunno splendevano di mille sfumature oscillanti tra il giallo, il rosso e il marrone.

Tutto un incanto.

Certo gli Emirati Arabi erano stati un sogno: il caldo, le palme, l’Oceano Indiano. La sua carriera. Aggressiva. Vincente. Rampante.

Quella cultura per certi versi folle, così lontana da quanto era abituato, l’aveva sfidato, ma non era riuscito a travolgerlo e soprattutto non a vincerlo. Aveva lottato e si era abituato. Ma una parte di lui era rimasta legata al suo fiume. Pensava a chi aveva lasciato andare. Quella consapevolezza era nata un po’ per caso, un giorno in cui stava facendo una gita e si era trovato in un’oasi in mezzo al deserto.

Aveva pensato a Roberta. A come gli sarebbe piaciuto se lei lo avesse raggiunto lì. Sarebbe stato il massimo avere anche lei accanto. Non sarebbe stato più così solo. E sarebbe riuscito a essere ancor più motivato nella sua scalata al successo.

E pensare che mesi fa era stata addirittura lei a convincerlo ad andare via dalla sua città. A partire. Lei con la sua possessività lo aveva fatto fuggire. Non aveva sopportato l’idea del giogo che gli voleva mettere al collo.

Possibile che nelle calde terre mediorientali potesse essergli mancata?

Scosse la testa. Doveva concentrarsi.

Riprese a guardarsi intorno: aveva perso quello stupido gatto e doveva assolutamente ritrovarlo.

Scese la scalinata a passo veloce. Che si fosse addentrato sul bordo del fiume? Poco probabile, ma quel gatto era ben strano. Come tutti in quella casa in fondo. Come si poteva chiamare Myou una bestia?

«Myou… Myou… micia… dove sei finita?» non che fosse certo di poter essere riconosciuto, ma non poteva fare altro se non chiamarla.

E d’improvviso ecco una sdraio e una coda grigia penzolante: non poteva che essere lei.

Allungò il passo.

«Eccoti qui, ma come hai fatto a scappare, meno male che ti sei fermata, se ti avessi perso, la ragazza del tuo padrone non mi avrebbe più fatto dormire in casa sua…» e rivolgendosi a chi lo aveva in braccio, «a proposito grazie per…»

No. Non era possibile. E la frase rimase a metà.

Perché lei era lì.

Lei con il suo caschetto scuro e le sue lentiggini impertinenti. Roberta era di fronte a lui.

Questo aveva un significato. Non poteva fallire. Era ora di far ritornare tutto a posto.

Gli sorrideva.

Poteva esserci un domani. Ne era certo.

 

Il Carro

Azione nel mondo.

Rappresenta l’azione per eccellenza a tutti i livelli, se se stessi e sul mondo. 

Alejandro Jodorowsky

Condividi su:
Open post

Tocco di sguardi

Era stato un improvviso sfiorarsi di sguardi.

Mentre distratta scendeva e si faceva trasportare dalla scala mobile.

Inaspettato.

Viso di cappuccino orientale e una barba scura di notti irrivelabili. Nera come i suoi occhi. Che l'avevano sfiorata prima e trafitta poi.

Soffocante sensazione di respiro mozzato. E pudore per paura di andare incontro all’ignoto.

Un istante di incertezza sufficiente a far svanire quel contatto improvviso.

Impossibile cercare nella folla gli occhi ipnotici che l'avevano catturata.

Un attimo.

Era stato solo un attimo.

E tanto era bastato per dare quel sapore speziato.

Quel profumo dolce amaro di attesa impossibile.

Un attimo. Era stato solo un attimo.

Prima che una mano sfiorasse la sua.

Prima che un sorriso si impossessasse di tutta la sicurezza che credeva di avere.

Ed era lì mentre tutto il resto della folla defluiva.

Immobile in quell'istante fatto di silenzio e comprensione.

Un istante dilatato ormai privo di ogni pudore.

l'Innamorato

Unione, vita emozionale.

È probabilmente, insieme a La Torre, una delle carte più ambigue dei Tarocchi. È il momento in cui si smette di immaginare che cosa ci possa piacere per cominciare a fare quel che ci piace.

Alejandro Jodorowsky

Condividi su:
Open post

Verso il compiersi del destino

Sapeva che sarebbe arrivata. Che avrebbe accettato la sfida. E sarebbe stato un lungo viaggio. Fatto di fiducia e di difficoltà. Ma la sua anima era pronta per affrontarlo.

Pensieri fluidi mentre, seduto su bordo del fiume, lasciava vagare lo sguardo su quelle acque immutabili.

«Cosa ti turba Maestro?» il fido Damis lo stava osservando e non aveva saputo controllare la sua curiosità. Come tante altre volte. Ma questa volta era diverso.

«Tutto a tempo debito» non voleva dirgli altro perché non avrebbe saputo gestire con naturalezza quel che sarebbe accaduto. Ne era certo.

Quando, infine lei avrebbe attraversato il tempo, il destino di Augusta Taurinorum avrebbe avuto una possibilità in più.

Doveva solo avere pazienza. Non mancava tanto. Lo sentiva. Come una vibrazione alla base della nuca.

Lentamente si alzò e scosse le vesti dai fili d’erba.

«Andiamo Damis, il tempo è giunto.»

Al suo movimento anche l’altro si alzò. Ma con impazienza.

«È tutto pronto, ho già avvisato le guardie. Potrai agire indisturbato. Stanne certo!» solerte come sempre. Un buon compagno per il suo peregrinare.

Gli sorrise.

«Grazie Damis. Il tuo aiuto è sempre prezioso.»

Un altro passo. Importante. Verso il compiersi del destino.

 

il Papa

Mediatore, ponte, ideale.

Nella sua azione di maestro o di pontefice è ricettivo verso l’alto, il cielo, e attivo verso il basso, la terra. Quel che riceve dall’alto lo trasmette sotto di sé, ai suoi discepoli.

Alejandro Jodorowsky

Condividi su:
Open post

Guardare oltre…

Lo aveva accompagnato per anni nei suoi viaggi.

Alla fine sentiva di avergli dedicato la vita. Nella sua interezza. Ma con la consapevolezza di non aver perso nulla.

Folle. Gli avevano dato del pazzo. Certo. Chi non ne aveva compreso la grandezza.

Essere discepolo di Apollonio era stato tutto per lui.

In alcuni momenti non semplice.

Non lo sarebbe stato per chiunque avesse deciso di fare come lui. E non per quello che aveva lasciato intraprendendo quel viaggio fino ai confini del mondo. La vera difficoltà era rapportarsi ogni giorno con la sua grandezza. Con la sua ferma consapevolezza. Senza venirne schiacciati. Era sentirsi piccoli. Ma necessari e utili in quelle dimensioni ridotte. Era come stare accanto a un fuoco. Potersi scaldare senza farsi bruciare. E poter portare la luce altrove.

Si sentiva cresciuto. Uditore attento della statura morale e della conoscenza che quell’uomo possedeva. Si sentiva testimone della sua grandezza.

Aveva rinunciato a poter diventare come lui. Anche se in alcuni momenti il pensiero gli era balenato in mente. Lo aveva saputo sopire. C’era consapevolezza anche in questo.

Questo era ciò che aveva imparato in quel lungo viaggio. Sapeva chi era il suo compagno ed era pienamente cosciente di chi era lui stesso.

All’inizio era stato solo intuito. Adesso era lì accanto a lui con piena consapevolezza. Lì nei sotterranei di Torino. A fare del bene in maniera riservata. Alla moltitudine. Solo perché ce n’era bisogno. Come era stato prima a Cracovia. Anche se sapeva che il bene sarebbe arrivato più avanti. Quanto probabilmente né lui né Apollonio ci sarebbero stati più.

Ma il significato dei Talismani andava oltre. La loro potenza era in grado di attraversare i secoli. Glielo aveva detto Apollonio. Si doveva andare oltre al concetto di pazienza. Si doveva fare e aver fede.

E lui ne aveva.

 

L'Imperatore

Stabilità e dominio sul mondo materiale.

Porta il numero IIII, che viene associato alla stabilità come la figura del quadrato, simbolo della sicurezza materiale. Con lui le leggi dell’universo sono ben definite.

Alejandro Jodorowsky

Condividi su:
Scroll to top