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Essere sempre sul pezzo?

Essere sul pezzo è cogliere tutto quello che intercettiamo per crescere ed evolvere.

In questo senso l’accezione è positiva: significa entrare nella learning zone, approfondire, studiare e entrare in contatto con tutto quanto è utile per incrementare le nostre conoscenze o le nostre capacità.

Quindi studiare, leggere, capire… e organizzare il tempo.

Perché per poter far stare tutto è importante pianificare le attività nella giornata, ottimizzare gli ‘spazi in agenda’, incastrare al meglio gli impegni.

Per poter far star tutto. Per poter fare quel che ci piace oltre a quel che dobbiamo fare.

Ed è un meccanismo che regge, fino a quando continuiamo a sentire la piacevolezza. Fino a quando il funambolico equilibrio che abbiamo costruito riesce a reggersi. Fino a quando tutto quel che abbiamo ‘incastrato’ per poterci far sentire bene non si trasforma in una gabbia.

Se anche tu non riesci mai a sentirti 'abbastanza', nonostante corsi, obiettivi e risultati raggiunti, forse il problema non è la tua costanza — è non fermarti mai

Quando da viaggiatori nella conoscenza ci trasformiamo in fagocitatori di attività, in compulsivi divoratori di tutto quanto è possibile, allora qualcosa cambia, l’equilibrio vacilla. È quando la piacevolezza e il senso cessano di sorreggerci.

Un momento in cui il nostro corpo inizia a dare i suoi segnali. Per ognuno sono diversi, ma sono peculiari. E allora devi imparare a riconoscere i tuoi che forse sono diversi dai miei.

La conoscenza di sé e quindi la consapevolezza dei tuoi meccanismi interni è il punto fondamentale da cui non puoi prescindere.

È importante non cessare di stare in ascolto per intercettare i segnali che arrivano dal nostro corpo.

E poi agire.

Una routine individuale è importante per dedicarsi del tempo ‘intoccabile’, necessaria per non eccedere, per riportarsi in equilibrio, per ricentrarsi.

Qual è la tua?

Cosa fai ogni giorno solo per te stesso? Per non dimenticarti di te?

Nulla?

Forse è il caso di rivedere i tuoi equilibri personali e darti i giusti spazi affinché per stare sempre sul pezzo tu non rischi di perdere un pezzo di te.

Se non sai da dove iniziare a rivederli, il Termometro del Senso ti aiuta a capire quale area — il ruolo, il significato, la coerenza con i tuoi valori — sta consumando più energia.

 

Mara W. Cassardo - Counselor

+39 3473443223

mwc@maracassardo.it

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Scrivere un Curriculum… una poesia

Mi sono imbattuta nella poesia ‘Scrivere un Curriculum’ ieri durante il corso di #StoryCounseling di @Filippo Losito. Una bellissima giornata guidata da Eric Minetto in cui la protagonista principale è stata la Sintesi Creativa. Ammetto, non pensavo che si potesse scrivere una poesia su un curriculum, invece, credetemi, è illuminante: nella sua semplice verità dice tanto.

 

SCRIVERE UN CURRICULUM

Cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,

e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto

il curriculum dovrebbe essere breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi

e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,

e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.

I viaggi solo se all’estero.

L’appartenenza a un che, ma senza perché.

Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso

e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,

cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore

e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va

colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.

È la sua forma che conta, non ciò che sente.

Cosa si sente?

Il fragore delle macchine che tritano la carta.

(Wislawa Szymborska)

 

Se da un lato la sintesi è fondamentale per riassumere il nostro percorso professionale, quanto questa sintesi riesce effettivamente ad esprimere chi siamo?

Dietro a ogni riga del nostro amato CV si cela un’immensità di esperienza che è difficile esprimere in una sola frase. Non parliamo poi quando si ‘cresce’ e le esperienze di moltiplicano considerando la raccomandazione di non andare oltre le 3 pagine.

E allora diventa un’operazione di cesello, in cui si passa da una descrizione all’uso di parole chiave, la specifica di tecnologie, fatturati, volumi. E da queste parole si vorrebbe poter esprimere quanto si sia imparato, faticato e perché no, anche sbagliato. Sbagliare non è una vergogna, come non lo è il fallimento. Perché in fondo è dalle ferite e dagli errori che impariamo ancor di più e il nostro bagaglio diventa più ricco.

Arriva anche un momento in cui si decide di eliminare completamente delle parti perché ormai obsolete. E allora non si agisce con il cesello, ma si va di sciabola. Talvolta lo trovo meno doloroso.

Oppure si iniziano a ‘moltiplicare’ le versioni per riuscire a dare risalto alle diverse esperienze a seconda della posizione a cui si risponde.

Personalmente ho trovato la mia via di sintesi: un bel executive summary in cui estrapolo creativamente quel che mi contraddistingue.

Ma sono ovviamente tutti escamotage, che non rivelano davvero quel che c’è oltre. Quel che noi per primi non dobbiamo dimenticare. Perché è l’esperienza che ci ha modellato e fatto diventare chi siamo. E se non può essere scritto in maniera diversa, be’ forse diversamente può essere raccontato.

E qui si entra in un bellissimo percorso di career counseling narrativo… ma è un’altra storia che vi racconterò!

 

Mara W. Cassardo - Counselor

+39 3473443223

mwc@maracassardo.it

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Counseling for you: la Motivazione su #RadioSp30

Nella nuova puntata di Counseling for you, come ospite su radio #RadioSP30 nella trasmissione #VivaLaMamma, abbiamo parlato di MOTIVAZIONE: un elemento fondamentale per abilitare il cambiamento. Infatti la motivazione è l’energia che ci fa muovere verso un obiettivo.

La motivazione è la leva che ci accompagna in qualsiasi ambito della nostra vita; qualsiasi cosa noi facciamo è strettamente legata al livello di interesse che poniamo nello svolgere quella specifica attività ed è ciò che ci consente di trovare il modo per soddisfare un bisogno.

Come si attiva la motivazione?

La motivazione è molto spesso un mix molto personale tra interessi interni e stimoli esterni. Considerando però che laddove venga mossa da bisogni interni risulta essere molto più efficace per stimolare il cambiamento.

Allo stesso tempo, è da considerare che la motivazione viene accesa da due forze molto diverse: quella VERSO A e quella VIA DA. Sostanzialmente la differenza è che mentre una è attrattiva e nei confronti di un obiettivo la seconda è repulsiva rispetto a una paura. Quindi anche in questo caso è facile capire quale sia maggiormente efficace.

Ma non dobbiamo dimenticare anche altri due elementi: in primis di certo i valori. Quelle profonde credenze che rappresentano un po' i nostri principi guida.

E che dire dell'ispirazione? Una fonte a cui attingere per trovare motivazione e perseguire il cambiamento.

 

Clicca sul pulsante Play giallo per ascoltare:

Vi aspetto a marzo per parlare insieme di una nuova tematica... e se pensi che ci siano particolari ambiti che vuoi vengano affrontati, scrivi pure a me o alla redazione in Radio SP30.

Un abbraccio

Mara W. Cassardo - Counselor

+39 3473443223

mwc@maracassardo.it

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Open post sola per capire

Da sola, per capire

‘Non me ne volere, Andrea, ho bisogno di stare da sola e capire tutto quello che è successo. Quando sarò pronta ritornerò. Te lo prometto.’

Non era da lei quel comportamento. Di solito per risolvere una questione sarebbe rimasta, avrebbe spiegato, cercato di mediare…

Invece adesso sapeva che doveva andare. E quindi andava. Molto semplice. Si era ripulita da quegli strati inutili di buona educazione che avrebbero coperto la sua essenza sincera.

Non credeva che fosse sbagliato quel comportamento. Era giusto dopo tutto quello che era accaduto in quei giorni e, ora doveva affrontare un’altra sfida, ma questa volta completamente da sola.

Aveva promesso: lo doveva non solo ad Apollonio ma anche e soprattutto a se stessa.

Quella consapevolezza le metteva le ali ai piedi. Un turbinio di gioia e comprensione del sé gorgogliava all’altezza del suo plesso solare.

Tutto era diverso da come era prima, lei era diversa da come si era presentata.

Una nuova Roberta era germogliata e avrebbe dovuto sbocciare. Ma doveva darle spazio. Doveva lasciare che prendesse il suo spazio e il suo tempo. Doveva dargliene la possibilità.

Si mise a correre verso Piazza Vittorio.

Andrea avrebbe capito.

Dentro di sé lo sapeva.

 

XIII - L'Arcano senza nome

Trasformazione profonda, rivoluzione.

Dopo il lavoro di svuotamento e di approfondimento svolto da L’Appeso, questa carta invita a far piazza pulita del passato, a una rivoluzione collocabile nelle profondità non-verbali o pre-verbali dell’essere, nell’ombra di quel terreno nero che ci è ignoto w da cui emerge, come dall’utero, la nostra umanità.

Alejandro Jodorowsky

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Open post piccolo nell'universo

Piccolo nell’immensa grandezza

Mentre sbucava dai sotterranei, sentiva che la rabbia non riusciva del tutto a scemare.

Quegli intrusi non si sarebbero dovuti trovare lì. Aveva organizzato perché tutto fosse perfetto. Perché Apollonio potesse agire indisturbato. E loro avevano rovinato tutto.

Li avrebbe fatti arrestare volentieri dalle guardie. Se li sarebbe tolti dai piedi. Se fosse dipeso da lui. Sì, lo avrebbe fatto. Senza alcun dubbio.

Ma lo sguardo che gli aveva rivolto il suo Maestro aveva parlato più di ogni spiegazione. Quegli occhi, che tanto avevano visto e molto vedevano oltre, lo avevano fatto desistere.

Alzò lo sguardo verso il cielo puntinato di stelle lucenti e inalò a pieni polmoni l’estate notturna.

Fermo. Piccolo. Avvolto nell’infinito.

E in fondo non sapeva se era più arrabbiato per quei due o perché semplicemente non aveva colto… e non aveva le capacità per farlo.

Si doveva arrendere e accettare. Che non poteva essere lui, che non sarebbe mai diventato il Maestro. Che essere Damis, avere l’onore di accompagnare Apollonio e assorbire quello che lui trasmetteva era comunque molto.

Aveva accettato di seguire il sole. E ora non poteva lamentarsi di essere diventato la sua luna. Perché anche solo in questo c’era grandezza.

Molti al suo posto avevano desistito. Molti non erano riusciti ad andare oltre a qualche settimana di opalescenza per poi ritornare nel loro buio.

Invece lui c’era e c’era stato per anni. Doveva essere abbastanza.

Chissà per quanti anni ancora lo avrebbe accompagnato. Se avesse saputo rimanere umile. Al suo posto. Accettando quel che poteva ricevere. Quel che poteva assorbire.

Facendosi tramite dell’immenso che sentiva intorno a lui.

Talvolta troppo pervasivo per capirlo o accoglierlo interamente.

Ma c’era. E poteva essere uno specchio per quella saggezza. Per chi non aveva la fortuna di stare accanto ad Apollonio tutti i giorni. Per chi non era al suo posto.

Doveva essere.

Come una luna che nella sua semplicità illumina a sua volta il cammino.

Al solitario viandante.

XII - L'Appeso

Sosta, meditazione, dono di se stessi.

[…] indica uno stato di accumulo, come la Papessa, si è allontanato dal mondo degli umani cui viene unito soltanto dalla corda che lo lega a una traversa. L’Appeso obbedisce all’attrazione verso il basso (verso la propria fonte originaria), verso gli abissi dell’inconscio.

Alejandro Jodorowsky

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