Dettaglio concettuale sul micromanagement: il peso del controllo eccessivo sul benessere lavorativo e sulla motivazione delle professioniste. Approccio narrativo Mara Cassardo.

Micromanagement: come sopravvivere in ufficio

Dopo oltre 25 anni in azienda, ho visto molte forme di gestione, ma poche sono logoranti quanto il controllo costante. Ho pubblicato queste riflessioni su LinkedIn e il dibattito che ne è scaturito mi ha confermato quanto questo tema sia una delle cause principali della crisi di senso sul lavoro. Ecco perché ho deciso di riportarlo qui, arricchito dal mio sguardo di counselor.

Qualche giorno fa, chiacchierando con un ex collega, salta fuori questo racconto: “Il mio capo entra in ogni singolo dettaglio del mio lavoro. Mi dice cosa fare, come farlo, quando farlo. Poi però dice che ho piena libertà decisionale”.

Traduzione simultanea: ti controllo su tutto, ma senza assumermene la responsabilità emotiva. Una specie di libertà vigilata.

Quello che descrive questa situazione ha un nome molto preciso: micromanagement. Si tratta di uno stile di gestione basato su un controllo eccessivo e costante. Non è supervisione. Non è guida. Non è mentoring.

  • La supervisione osserva.

  • La guida indica la strada.

  • Il mentoring sviluppa.

Il micromanagement, invece, entra, modifica, corregge, anticipa, decide al posto tuo. Non accompagna: si sostituisce. È ingerenza.

Le due facce della sfiducia

Dobbiamo dircelo: dietro al micromanagement raramente c’è cattiveria. Più spesso ci sono l'assenza di fiducia (anche in se stessi), un bisogno di controllo che maschera l'ansia e pressioni dall'alto che creano una catena di controllori stressati.

Per chi lo subisce, l'aria diventa irrespirabile. Si passa dal fastidio alla sensazione di non essere capaci, fino al blocco della crescita professionale. Spesso la soluzione sembra essere solo una: cambiare lavoro. Ma è davvero l'unica strada?

Per chi lo pratica, è una trappola. Il micromanager diventa un collo di bottiglia: più controlla, più è stanco. Più è stanco, più controlla. Un perfetto circolo vizioso… gestito nei minimi dettagli.

Cosa si può fare concretamente?

  • Se sei il capo: Chiediti onestamente: “Sto controllando per migliorare il lavoro o per calmare la mia ansia?”. Prova a definire obiettivi chiari invece di istruzioni infinite.

  • Se sei il collaboratore: Prova a restituire responsabilità. Chiedi: “Come preferisci che ti aggiorni?”. Riappropriati di spazi di autonomia. E ricorda: se non cambia nulla, non è (solo) un problema tuo.

La domanda provocatoria: In quali situazioni anche tu fai micromanagement, magari senza accorgertene? Quasi tutti, sotto stress, controlliamo di più. Chi fa la differenza è chi se ne rende conto.

Vuoi riprendere in mano la tua autonomia lavorativa?

Il micromanagement è spesso la scintilla che innesca una crisi di senso più profonda. Se senti che il controllo eccessivo sta spegnendo la tua motivazione o ti senti bloccata in una "libertà vigilata", il counseling può aiutarti a ritrovare il tuo spazio e la tua voce in azienda.

E se vuoi iniziare un percorso che ti aiuti ad ascoltarti davvero, puoi farlo. Con delicatezza, con rispetto, al tuo ritmo.

Lavoro sullo sviluppo della consapevolezza personale: la conoscenza ed accettazione di sé sono le fondamenta per trovare la spinta necessaria a raggiungere i tuoi obiettivi, superare i conflitti e i momenti di crisi che ti può capitare di attraversare.

 

Mara W. Cassardo

Professional Counselor

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